La mia Terra: Genova
 
  
 
 Sono nato a Genova il 17 settembre millenovecentoequalchecosa.

La casa dove sono nato e tanto ho vissuto ha una grande fortuna: una bella vista sulla città.
 

Ciò, fin da molto piccolo, mi ha permesso di osservare Genova anche se, lo ammetto, un poco da lontano; osservarne le stagioni, il tempo, la luce, i suoni, gli aerei nel cielo e le navi che entrano ed escono dal porto.

Questa vista su Genova ha un primo piano d'eccezione rappresentato da un Convento di Frati grazie al quale il frastuono della città arrivava un poco attutito, a esso spesso si sovrapponeva il suono mistico di canti gregoriani che i giovani Frati, radunati in una cappella vicinissima alle mie finestre, mi donavano.

Fu l'armoniosa colonna sonora di tanti pomeriggi della mia infanzia.
 

Francamente il dono di quei cantori, non ancora influenzati dalla banalità del forzato modernismo di oggi, non aiutò molto la mia concentrazione per i compiti scolastici a casa, ma è un ricordo dolcissimo.
 
  
La mia genovesità ha profonde radici immerse nel pesto e in tutta la cucina genovese, sono sapori intensi e veri che fanno venire voglia di cucinare.

Voglia che è arrivata e incomincia a produrre i suoi effetti, spero buoni, sulle mie "cavie", spesso pazienti, qualche volta in ansia ipercalorica a causa del gioiso aumento del desiderio di sperimentare e realizzare copiosissimi piatti.
 
 
 
 
Genovesità come un'emozione intensa, costellata di tramonti sul mare e da immagini di barche colorate e belle, di scogliere scure, dal rumore sordo e incessante delle onde che si esaltano in frequenti e scenografiche  mareggiate, di spettacoli notturni inscenati dalle luci del porto, dai contorni delle navi e delle gru, dalla costante presenza della Lanterna, come una madre, come il simbolo e la testimonianza di tutto.
 
 

Lassù sulle alture i forti che vegliano questa città, sempre abbracciata dalle s
sue antiche mura che più non riescono a contenerla, a proteggerla.

Genova, grigia e maestosa, mille volte Superba, da San Lorenzo alla Foce, da Carignano a De Ferrari, dalla diga a Sampierdarena e poi lo sguardo continua ingordo verso Savona e le Alpi Marittime.

Provate ad affacciarvi su Genova da Spianata Castelletto e potrete capire.

Genova e la sua storia immensa, il suo dialetto diventato così raro e quindi prezioso, con quel timbro tanto speciale che evoca tradizioni straordinarie, dignità e cultura.

Genova, Zena,  sarà comunque per sempre.



 
 
 



 
 








 

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